Post del Comitato Direttivo

C’era una volta e c’é ancora in America, la Corte Suprema

Settembre 17, 2026

La Corte Suprema degli Stati Uniti delude ancora una volta, come già accaduto in altre precedenti circostanze, le aspettative del Presidente in carica che reagisce, al solito, in modo scomposto, dopo l’annullamento di una sua direttiva che imponeva la revisione delle regole che presiedono al “voto per posta” nelle prossime elezioni di mid-term, che si svolgeranno a novembre per rinnovare integralmente la Camera dei rappresentanti ed un terzo del Senato.

Il voto per posta è una modalità ampiamente diffusa negli States, dato che consente a tutti coloro che dichiarino di non potersi recare alle urne di esprimere il suffragio “a distanza”. Tale modalità è stata storicamente utilizzata dall’elettorato considerato più vicino al Partito Democratico, sicché la scelta di volerla limitare tramite una registrazione anticipata, a poche settimane dal voto, non è mai apparsa neutra rispetto ai possibili esiti.

La preoccupazione di Trump in vista dell’appuntamento elettorale di novembre è piuttosto forte: i sondaggi sembrano premiare il Partito avversario, in procinto – parrebbe – di riconquistare la maggioranza dei rappresentanti e forse persino la maggioranza del Senato. È ovvio che se Trump non potesse più disporre della maggioranza attuale in uno dei due rami del Congresso tornerebbe una dialettica molto più vivace tra l’Esecutivo e il Congresso; il che renderebbe l’opposizione del Partito Democratico in grado di meglio articolarsi a livello federale (non che adesso manchino Stati membri della Federazione retti da Governatori democratici e neppure amministrazioni sub-statali in netta contrapposizione alle politiche federali) per contrastare le iniziative presidenziali che, al momento, finiscono per essere condivise e supportate dalle delibere congressuali.

Quella giunta è la quarta decisione della Corte Suprema che quest’anno ha fortemente “innervosito” il Presidente: dopo l’illegittimità dei dazi imposti da Trump; dopo l’annullamento dell’ordine che provava a modificare l’attribuzione della cittadinanza ai nati da stranieri sul territorio americano; dopo la sentenza che ha preservato la Federal Reserve dallo spoils system, la massima giurisdizione americana blocca l’ennesimo tentativo – al limite della sovversione – compiuto dallo straripante Presidente Trump.

Ed allora resta una considerazione di fondo che merita di essere richiamata: l’articolazione costituzionale del potere negli USA e la possibilità che il massimo organo giurisdizionale, la Corte Suprema, agisca prescindendo dai desiderata del Capo dello Stato (che pure è chiamato a nominare, sia pure a vita, i nove componenti di quel collegio e, attualmente, tre sono stati nominati da Trump durante il primo mandato), trova una puntuale conferma nei fatti. Inutile dunque dolersi troppo a lungo se l’orientamento degli elettori ha finito per assegnare ampi poteri di governo ad una personalità discutibile che pensa di prescindere dai limiti costituzionali che incontra il suo mandato popolare. Se il sistema è, nel suo complesso, ben bilanciato i limiti restano pur sempre operativi ed efficaci. Difatti la risalente democrazia nordamericana può ben sperare di sopravvivere a Trump; certo non spetta ai giudici e neppure a quelli della Corte Suprema orientare gli elettori in una direzione diversa da quella che hanno scelto in occasione del voto presidenziale del 5 novembre 2024.

Vedremo se Donald Trump avrà o meno di che dolersi di quello che decideranno gli elettori e non più i giudici.

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