
Post del Comitato Direttivo
Mattarella al Csm: una buona notizia
La presenza del Presidente Mattarella in apertura della seduta del plenum del Consiglio Superiore della Magistratura – organo di rilevo costituzionale che Egli presiede per esplicita previsione costituzionale – rappresenta un fatto importante che merita di essere sottolineato adeguatamente. Lo stesso Mattarella ha in effetti ricordato che si è trattato di un evento “eccezionale” mai accaduto nelle precedenti occasioni durante il suo mandato (che dura da undici anni) nelle quali a presiedere le sedute dell’organo è sempre stato il Vicepresidente che, sempre per esplicita disposizione costituzionale vigente, è un membro “laico” cioè non espresso dai membri “togati” eletti dai magistrati ordinari bensì dagli organi parlamentari.
La difesa simbolica del ruolo costituzionale del CSM e delle sue prerogative è parsa opportuna e francamente inevitabile dopo le accese polemiche che erano state innescate dalle dichiarazioni al solito improvvide del Ministro della Giustizia che aveva, una volta di più, definito “para-mafiose” le modalità operative con le quali vengono esplicate le attività istituzionali dell’organo di autogoverno della magistratura ordinaria che, come è noto, è eletto per i due terzi da tutti i magistrati (il che per il Ministro è considerato fonte di condizionamento operato attraverso le “correnti” che opererebbero al suo interno secondo logiche appunto distorte). Nessuno nega e lo ha pacificamente ribadito nel suo breve intervento il Presidente Mattarella, che le decisioni di competenza del CSM siano state, siano e saranno criticabili per una serie di ragioni e persino per metodi compromissori tra le stesse componenti nelle quali si articola tradizionalmente la magistratura e che certo attraversano anche i loro rappresentati in seno al loro organo di autogoverno che tuttavia presiede alla loro indipendenza rispetto agli altri organi di indirizzo politico. E nessuno dimentica che nel recente passato sono venute alla luce, si sono “scoperchiate” come si dice, disinvolte interlocuzioni di qualcuno tra i “togati” facente parte di quell’organo proprio con alcuni esponenti del potere politico esterno (figure che ricoprivano ruoli nel Governo in carica) a proposito del conferimento di incarichi direttivi per uffici giudiziari, generando sconcerto per quella indebita commistione di ruoli a tutto detrimento proprio dell’autorevolezza dell’autogoverno della magistratura così come sapientemente garantita dal dettato costituzionale. Rispetto a quella nota vicenda – il c.d. caso Palamara – sarebbe tuttavia sempre utile ricordare che proprio il CSM coinvolto dallo “scandalo” non è rimasto inerte e che quantomeno sul fronte interno alla magistratura sono stati assunte severe misure di ordine disciplinare nei confronti degli autori di quelle pratiche non solo improprie deontologicamente ma illecite su di un piano più generale.
E tuttavia nel momento in cui si discute di un futuro assetto che potrebbe riguardare la magistratura ordinaria a seguito della riforma costituzionale promossa dal Governo Meloni e sostenuta dal Ministro Guardasigilli si potrebbe dire senza tema di essere smentiti, con impeto che finisce per sfociare spesso in modalità comunicative poco consone alla gravosa responsabilità ministeriale ricoperta, che la presenza alla seduta plenaria di “questo” CSM e ancor più le parole del Presidente Mattarella assumono un significato istituzionale che non può essere sottaciuto. E che se vi fosse una piena consapevolezza del ruolo costituzionale del Capo dello Stato e del modo a dir poco accorto di svolgerlo da parte di Mattarella (probabilmente per non creare un surplus di contrapposizione con il Governo e la sua prona maggioranza parlamentare alla vigilia di un divisivo referendum popolare da loro stessi sollecitato), ben potrebbe comportare l’allontanamento dal Ministero della Giustizia del titolare della carica a seguito di una richiesta di revoca allo stesso Mattarella da parte della Presidente Meloni. E sulla base del dettato costituzionale vigente, senza neppure attendere l’altra riforma costituzionale attualmente in stand by, quella del Premierato! La stessa campagna referendaria si libererebbe di colpo di una presenza più che ingombrante, persino paradossale nel rappresentare le ragioni di una riforma che, nella realtà, è lievitata insieme al pregiudizio di fondo anti-correntizio incontrollato di un ex magistrato almeno questa volta promosso, forse per una valutazione opinabile, Ministro della Repubblica.