Post del Comitato Direttivo

Una grazia da non concedere può essere revocata

Maggio 1, 2026

Qualche volta si ha l’impressione che siano proprio i giuristi -inclusi i costituzionalisti – che preferiscono indicare sentieri tortuosi e impervi per raggiungere una meta alla quale si può arrivare percorrendo una strada più comoda e logica.

Cosa dovrebbe fare il Presidente Mattarella rispetto alla concessione della grazia ottenuta dalla Signora Minetti ove emergessero nuove e provate circostanze che cambiano alla radice i presupposti che stanno alla base del decreto presidenziale di clemenza?
È inutile ragionare, a questo punto, sul merito del provvedimento presidenziale (che peraltro non è in alcun modo consultabile pur risalendo al 18 febbraio scorso) e sulle procedure previste affinché il solo Capo dello Stato si determini o meno in favore della richiesta di grazia che perviene alla sua attenzione accompagnata dalla proposta del ministro Guardasigilli dopo gli accertamenti dell’autorità giudiziaria competente, in questo caso la Procura generale di Milano. È egualmente superfluo e comunque non è oggetto di questa nota, la valutazione di quella decisione rimessa, come noto, alla piena determinazione del Capo dello Stato trattandosi, come precisato proprio dalla stessa Corte costituzionale, di un atto sostanzialmente presidenziale che il Ministro della giustizia è tenuto, pur se non lo condivide, a controfirmare.
Quello che invece può essere richiamato è che lo stesso Mattarella – attraverso l’ufficio stampa del Quirinale – ha richiesto sempre per il tramite del Guardasigilli alla Procura generale milanese di approfondire  alcune circostanze che se confermate sono sicuramente in grado di gettare una “luce differente” sulla possibilità di considerare la condotta della Signora Minetti, successiva alla sua definitiva condanna, meritevole di essere valutata come prova di un ravvedimento effettivo rispetto alle sue pregresse attività delittuose che, insieme alle ragioni umanitarie, hanno rappresentato la causa della concessione della grazia. E tutto ciò a seguito di una inchiesta giornalistica che ha portato alla luce gravi episodi avvenuti lontano dall’Italia, dove da tempo vive la Signora Minetti, che vedono questa’ultima direttamente protagonista insieme al suo compagno.
In un contesto esistenziale poco chiaro e anzi torbido che certo dovrà essere verificato e che è venuto improvvisamente alla luce  con grande evidenza mediatica e non solo nel nostro Paese, come si possa “tecnicamente” negare, sulla base di argomentazioni che partono persino dalla ricostruzione in chiave storica della clemenza concessa dal Sovrano in altre epoche storiche, al Presidente Mattarella il suo pieno diritto di revocare la grazia concessa resta davvero un mistero. Ovviamente della revoca di una grazia concessa e non sottoposta ad alcuna condizione (ipotesi che è pure prevista nell’ordinamento e che non riguarda, a quanto se ne sa, il caso in esame), nulla dice la Costituzione. È tuttavia proprio nel silenzio delle disposizioni costituzionali dovrebbero aiutare e in effetti aiutano prassi (che in questo caso non ci sono) e sviluppi interpretativi del testo logici e non paradossali. Appare proprio logico che un provvedimento di clemenza, peraltro assai raramente concesso rispetto alle richieste inoltrate, fondato su presupposti che si dimostrassero errati e anzi non sussistenti, non dovrebbe continuare a produrre effetti nell’ordinamento a vantaggio di chi non lo aveva in alcun modo meritato.
E che la rimozione di quegli effetti spetti proprio a chi li ha prodotti è una soluzione non solo logica ma pacificamente legittima. E probabilmente dovuta alla Comunità.

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